Certificazioni

Le certificazioni Skinnabe: scopri cosa c'è dietro alle creme e ai trattamenti per la cura della tua pelle

Chi siamo, come nascono i nostri trattamenti, quali sono gli ingredienti dei nostri cosmetici.

Per noi la sicurezza e la qualità dei prodotti è sempre al primo posto. Vogliamo assicurarti che i prodotti Skinnabe sono realizzati seguendo tutte procedure che garantiscono un elevato standard qualitativo; i nostri prodotti hanno tutte le certificazioni previste e richieste dalla legge sulla produzione e commercializzazione di cosmetici, dal Nichel test al Patch test passando per il Challenge test. Inoltre i test sui prodotti effettuati da Skinnabe sono ripetuti per ogni singolo lotto di produzione. Con Skinnabe puoi acquistare in tranquillità perché ogni prodotto ha ottenuto le seguenti certificazioni.

PIF (Product information file): la Documentazione Informativa sul prodotto

La redazione del PIF e della Valutazione della Sicurezza assolve ad un fondamentale obbligo regolatorio e costituisce la base per la notifica elettronica tramite portale CPNP (Cosmetic Products Notification Portal). L’adozione del nuovo regolamento europeo (CE) n.1223/2009 rende obbligatoria, per ogni prodotto compreso nella definizione di prodotto cosmetico e immesso sul mercato della Comunità Europea, la sostituzione del vecchio “Dossier tecnico” (Direttiva 76/768/CEE in abrogazione) con un nuovo documento maggiormente strutturato che prende il nome di Product Information File (PIF), in italiano “Documentazione Informativa sul Prodotto”. Il PIF deve essere redatto nella lingua il cui il prodotto è commercializzato e deve di minima contenere i 5 tipi di informazione che seguono:

1. Descrizione del prodotto (Articolo 11.2.a);

2. Valutazione sulla Sicurezza del Prodotto Cosmetico (Articolo 11.2.b);

3. Metodo di fabbricazione e dichiarazione di conformità con le GMP (Articolo 11.2.c);

4. Prova dell’effetto attribuito al prodotto (Articolo 11.2.d);

5. Dati relativi alla sperimentazione animale (Articolo 11.2.e).

Di fondamentale importanza la Valutazione della Sicurezza del Prodotto Cosmetico (Cosmetic Product Safety Report), basata sulle informazioni tecniche e tossicologiche relative al prodotto cosmetico finito, ai suoi ingredienti, oltre che al materiale di confezionamento primario. Diffidate da aziende il cui packaging dei prodotti non riporta tali informazioni nella lingua del mercato di destinazione né i dati dei responsabili del trattamento. Infatti, la Valutazione della Sicurezza, a norma del Regolamento 1223/2009/CE, deve essere redatta ad opera di un tecnico specializzato, con curriculum idoneo.

CPNP (Cosmetic Products Notification Portal): i nostri fornitori sono garantiti e certificati

Tutti i prodotti che trovi in vendita su skinnabe.com sono certificati in accordo con le disposizioni vigenti sul territorio europeo. Infatti, in base a quanto definito dal nuovo Regolamento 1223/2009/CE sui prodotti cosmetici, dal luglio 2013 l’Unione Europea richiede che le notifiche relative ai prodotti cosmetici siano veicolate esclusivamente attraverso una piattaforma elettronica centrale, il sistema Cosmetic Products Notification Portal CPNP. Questo sistema rende possibile l’identificazione del prodotto e tutti quei dati che informano riguardo la destinazione e la composizione del prodotto. Il team di skinnabe è estremamente attento alla scelta dei propri fornitori, la cui attività è garantita e certificata; questo al fine di garantire una filiera di produzione che rispetti i parametri previsti dalla legge in ogni suo passaggio. Per maggiori informazioni puoi consultare la sezione dedicata “Certificazioni” e/o scriverci a: info@skinnabe.com

PATCH TEST - La tollerabilità dei nostri cosmetici

Il Patch test è uno dei test cosmetici più comuni effettuati dalle aziende produttrici sui propri prodotti. Non si tratta di verifiche previste in forma obbligatoria dalla legge, ma Skinnabe ha deciso di eseguirle comunque volontariamente per avere conferma della buona tollerabilità cutanea dei prodotti. Questo test, effettuato su un numero congruo di volontari (almeno 20) consente di valutare se il prodotto finito, applicato con modalità occlusive (patch) per 48 ore sulla cute, determina l’insorgenza di fenomeni irritativi visibili (eritema e/o edema). Le condizioni di esposizione sono volutamente esasperate e molto diverse dall’uso reale del prodotto. Al termine dell’esposizione si valutano le condizioni della cute, assegnando un punteggio da 0 (nessuna reazione avversa) a 4 (reazione grave)

NICHEL TEST - La garanzia in più sui nostri cosmetici

Il Nichel test attesta che la presenza di Nickel in un determinato prodotto è sotto la soglia massima accettabile. La legge non indica limiti per la presenza di nichel nei cosmetici, ma si ritiene che le persone allergiche al nickel non abbiano reazioni allergiche dovute all’esposizione a cosmetici con concentrazioni di nickel inferiori a 1 ppm, cioè a una parte per milione. Ecco perché il limite di tolleranza raccomandato è pari a 1 ppm (1 mg/kg = 0,000001. Dunque sulle etichette dei alcuni cosmetici potresti trovare l’indicazione Nickel Tested < 1 ppm, con un valore massimo di 5 ppm. Il Nichel test non è obbligatorio nei cosmetici, ma è di sicuro un’ulteriore garanzia di qualità che aziende come Skinnabe vogliono offrire alle proprie consumatrici.

CHALLENGE TEST - La sicurezza dei nostri cosmetici

È un test che si effettua sui prodotti cosmetici per certificare la sicurezza microbica e quindi la capacità di conservazione. È responsabilità del produttore la scelta della metodologia da utilizzare perché, alla luce di quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici con il fine di salvaguardare la salute del consumatore, è necessaria una attenta valutazione della protezione antimicrobica dei prodotti cosmetici. Il challenge test è una procedura atta a riprodurre in laboratorio l’aggressione microbica che un prodotto può subire, non solo durante la sua fabbricazione e stoccaggio, ma soprattutto durante il periodo di utilizzo da parte del consumatore e serve per valutare l’efficacia del sistema conservante. Il challenge test consiste nell’inoculare specifici microrganismi in un prodotto cosmetico e nel seguire nel tempo la loro sopravvivenza. Anche per il challenge test non esiste una metodica ufficiale, diversi sono i protocolli che possono essere seguiti. Il più comune rimane la metodica ISO. La ISO di riferimento per il Challenge test è la ISO 11930:2012.

La ISO 11930:2012 definisce non solo le metodiche di analisi e i ceppi di microrganismi da utilizzare ma anche come interpretare i risultati.

I microrganismi che vengono utilizzati per la contaminazione sono:

• Staphylococcus aureus, perché saprofita della pelle e potenziale patogeno;

• Escherichia coli, in quanto indice di contaminazione fecale;

• Pseudomonas aeruginosa, in quanto patogeno ben conosciuto;

• Aspergillus brasiliensis, fungo;

• Candida albicans, in quanto molto diffusa in natura e spesso implicata i situazioni patologiche.

In base ai risultati ottenuti dal challenge test si possono prefigurare tre situazioni:

• Conformità al criterio A: il rischio microbiologico è accettabile: il prodotto cosmetico è considerato protetto contro la proliferazione microbica e non è necessario considerare altri fattori che sono indipendenti dalla formulazione.

• Conformità al criterio B: il rischio microbiologico è accettabile, ma la valutazione del rischio microbiologico dovrà prendere in considerazione anche i fattori di controllo indipendenti dalla formulazione, quali le caratteristiche del packaging per ridurre il rischio microbiologico.

• Non conformità a nessuno dei due criteri: il sistema conservante non è idoneo a preservare il prodotto cosmetico analizzato.

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L’assenza di difetti nella bellezza è di per sé un difetto.

Henry Havelock Ellis

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